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Devozione

Oltre che nella preghiera personale, la devozione a sant’Antonio si è manifestata attraverso i secoli in alcune espressioni particolari che durano tuttora e che richiamiamo brevemente.

La mano sulla Tomba

Il gesto più caratteristico che i pellegrini compiono nella Basilica antoniana. Oltre ad esprimere il bisogno di un contatto concreto con il Santo, esso è un gesto di fiducia e di affidamento, accompagnato dalla preghiera silenziosa del cuore.

A focalizzare l’attenzione sul Santo non è tanto una statua o un’immagine, che pure non mancano, ma la sua stessa Tomba.

La Tredicina

Con questo termine si intendono innanzitutto i tredici giorni di preparazione alla festa di sant’Antonio che ha luogo il 13 giugno. La Tredicina si ripete ancora oggi nella Basilica e in altri santuari antoniani o chiese francescane, come pure privatamente in tante famiglie. Ma con lo stesso termine si intende anche una preghiera articolata in tredici orazioni, che ripercorrono gli aspetti più significativi della vita e della santità di Antonio.

A focalizzare l’attenzione sul Santo non è tanto una statua o un’immagine, che pure non mancano, ma la sua stessa Tomba.

Il Transito

È il rito che ricorda gli ultimi momenti di vita terrena di sant’Antonio: avvertendo prossima la morte, egli s’era fatto portare su un carro trainato da buoi da Camposampiero a Padova, dove desiderava morire. Giunto alle porte della città, in una località chiamata Arcella, fu però costretto a fermarsi e lì spirò serenamente, confortato dalla visione di Gesù.

La morte avvenne di venerdì, il 13 giugno 1231, sul far della sera. Per questo i frati della Basilica ogni venerdì pomeriggio rievocano il momento del transito (ossia il ‘passaggio’ dalla vita terrena alla vita eterna).

Inoltre ogni anno alla vigilia del 13 giugno viene rappresentata una suggestiva rievocazione storica per le strade del quartiere padovano dell’Arcella.

Affidamento dei bambini

Sant’Antonio ha avuto una particolare predilezione per i bambini. Tra i miracoli da lui compiuti, quand’era in vita, più di uno riguarda proprio loro. Per questo è invalsa la tradizione di porre i piccoli, fin dalla nascita, sotto la protezione del Santo.

Benedizione degli oggetti

Nella Cappella delle benedizioni, i fedeli amano far benedire anche oggetti personali o oggetti di culto. Al di là delle inevitabili esagerazioni, non si può sottovalutare il bisogno di concretezza proprio della religiosità popolare e le dolorose esperienze che portano tanti fedeli a chiedere queste benedizioni. Resta l’importanza di percepire sant’Antonio di Padova come amico e intercessore presso Dio nelle tante situazioni di fatica e malattia.

Il pane di sant’Antonio

In alcune chiese francescane o, comunque, legate particolarmente a sant’Antonio, il giorno della sua festa (13 giugno) si è soliti benedire dei semplici piccoli pani, che poi vengono distribuiti ai fedeli e consumati per devozione.

Tale devozione deriva certamente dall’iniziativa del “pane dei poveri” che nel passato era molto viva e diffusa nelle chiese. Anche oggi, nei pressi della Basilica, operano la “Caritas antoniana” e l’“Opera del Pane di Poveri”, due organizzazioni che esprimono in forme più attuali e diversificate l’aiuto materiale verso i bisognosi.

I messaggi a sant’Antonio

Moltissimi devoti scrivono a sant’Antonio. Moltissimi devoti desiderano lasciare un loro scritto, una preghiera, una supplica, un messaggio, rivolti a sant’Antonio. Sono messaggi che evocano una confidenza che non conosce confini di lingua o di nazione.

All’interno della Basilica i devoti possono trovare una speciale cartolina, che compilano per affidare a sant’Antonio quanto sta loro più a cuore. Una volta scritta, la lasciano sotto la Tomba di S. Antonio. Si può portare una cartolina anche a chi non è potuto venire in Basilica, soprattutto se solo o malato. Come pure è possibile scrivere una preghiera a Sant’Antonio via posta oppure web tramite la pagina appositamente dedicata.